Eurovision 2026, le prove della prima semifinale: caduta in scena per l’Italia

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Report live da  Vienna · Si sono concluse da poco le prove della prima semifinale, aperte alla sola stampa accreditata e non visibili invece on line. Ecco le nostre impressioni dopo aver visto le esibizioni in arena.

Satoshi – Viva, Moldova (Moldavia): Una ottima opener. Satoshi diverte e si diverte. Il prop che non abbiamo visto nelle prime prove è Aliona Moon, ex Eurovision 2013 e qui in veste di corista che si esibisce di nuovo sul vestito mobile che l’ha resa celebre. Molto belle le parole animate e il pupazzo che si muovono a tempo. Qualficazione sicurissima.

Felicia – My system (Svezia): Problemi con lo staging, che non è pronto dopo la cartolina. Accade spesso con gli svedesi.  Il brano è una traccia qualunque di un album qualunque de Cascada di 25 anni fa e la performance non ha nulla di brillante. Non fosse la Svezia staremmo parlando persino di una qualificazione in discussione.

Lelek – Andromeda (Croazia): Il canto all’unisono è estremamente affascinante e loro lo interpretano con grande armonizzazione. Tutto è incentrato sulla simbologia cristiana di cui portamo i segni sul volto. Una grande croce ortodossa compare nel ledwall alle loro spalle. Il genere deve piacere, ma è indubbiamente un lavoro fatto molto bene.

Akylas – Ferto (Grecia): Il pezzo rimane complessivamente modesto, ma la messa in scena è molto più che spettacolare. Tutto è incentrato su un videogioco anni 80 – Commodore 64, se avete presente. Ci sono però diversi prop come una donna anziana che compare in scena per ballare con Akylas, lui che sale sul monopattino e percorre un pezzo del palcoscenico e ancora lui che dopo aver cantato rialzato scende da un palo di pole dance. Infine c’è un richiamo al finto violino suonato da Helena Paparizou in “My number one”, vincitrice nel 2005. Non solo si qualifica, ma rischia di essere un serio contender per l’Italia.

Bandidos do Cante – Rosa (Portogallo): Messa in scena intimista, come la loro canzone. Le giurie apprezzeranno tantissimo e oggettivamente meritano perchè è gente che sa cantare molto bene. Tuttavia potrebbe risultare troppo statico al pubblico televotante. Dovrebbe comunque bastare per qualificarsi. Molto belle le stelle da cui sbocciano le rose sul ledwall.

Bzikebi – On Replay (Georgia): Il titolo rende bene l’idea: è la versione potenziata della entry con cui hanno vinto lo Junior Eurovision nel 2008. Sono ottimi performer ma non c’è nulla che spicchi e nessun prop particolare.

SAL DA VINCI – PER SEMPRE SI (ITALIA): C’è Napoli in cartolina. Sacchetta comincia a torso nudo, poi come avevamo raccontato vanno in scena tutte le fasi di un matrimonio. Francesca Tocca cade smentre viene azionato il suo prop ovvero una grande bandiera italiana nella parte interna della gonna che le viene sfilata. Nel dettaglio è rimasta incastrata nella gonna stessa, non per colpa propria. La delegazione italiana non è comunque preoccupata.

Linda  Lampenius & Pete Parkkonen – Liekhinheitin (Finlandia): Deve sicuramente esserci qualcosa di televisivo che non abbiamo visto dal vivo perchè la performance in arena non è in alcun modo da vittoria, anche se tecnicamente perfetta. Lei domina un’orchestra di sedie vuote che poi si infiammano.

Tamara Zivkovic – Nova Zora (Montenegro): Il pezzo si conferma fra i migliori dell’edizione, molto moderno. La messa in scena è un po’ troppo tetra e dark e lei non canta benissimo. Ci sono i numeri romani a identificare gli atti della coreografia.

Vanilla Ninja – Too epic to be true (Estonia):  Le tre ragazze da sole riempiono la scena con grandissima grinta e professionalità. Sono fra le più esperte di questa edizione e si vede. Rock primi anni 2000, potenziato dal revamping. Delizia per gli amanti del genere nonostante la quasi assenza di prop. Le Bambole di pezza estoni

Noam Bettan – Michelle (Israele): Lui inizia dentro un enorme diamante fatto di specchi. Canta bene, ma la canzone è debole rispetto alle ultime tre israeliane e la messa in scena poco incisiva. Colpiscono i i tantissimi agenti del Mossad – almeno tre per lato – sotto al palco mentre canta. Tutto è stato fatto sgomberare.

Sarah Engels – Fire (Germania): “Fuego” mescolata a “Slo Mo” e annacquata. Tutto molto ben fatto, ma potrebbe cantarla un Paese qualunque. Non mi sembra possa aspirare ad un piazzamento sopra il ventesimo posto.

Essyla – Dancing on the ice (Belgio): Il maxi ventilatore è stato sostituito con uno più piccolo e si vede, l’effetto è molto minore. Il pezzo è fortissimo, ma lei canta molto molto male – prende anche una stecca clamorosa – e non c’è  niente che faccia da boost. A meno di colpi di scena il Belgio può prenotare il biglietto per Bruxelles già mercoledi mattina.

Lion Ceccah – Solo quiero màs (Lituania): Il quinto dei Rockets canta un pezzo pesante, in modo pesante. Resta sullo stomaco come il Cinghiale di una famosa pubblicità.

Senhit ft Boy George – Superstar (San Marino): Siamo in una discoteca anni 80 e il clima è da club. Senhit tiene bene il palco, Boy George da vera superstar fa un cameo nel finale. Per gli amanti del genere.

Alicja – Pray (Polonia): Si regge tutto molto attorno alla sua bellissima voce scura. Non è un pezzo semplice, soprattutto per l’ascoltatore casuale, ma le giurie non potranno non apprezzare. Più dura al televoto, ma che sia brava è fuori discussione.

Lavina – Kraj Mene (Serbia): La cosa sicuramente più interessante è il movimento a tempo dei componenti della band: si muovono all’unisono al tempo scandito dalla batteria. Molti pyro. Anche qui, per gli amanti del genere.

Disclaimer. Questo articolo riflette esclusivamente il punto di vista dell’autore che lo firma e non rappresenta la posizione ufficiale del nostro team. Le valutazioni sulle esibizioni degli artisti sono soggettive e potrebbero non coincidere con quelle degli altri componenti della redazione.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa