Dal 2011 al 2026: quindici anni di Italia all’Eurovision, nel ricordo di Raffaella Carrà

Come ogni anno a maggio gli italiani tornano a riunirsi sul divano, tirano fuori dal cassetto la bandiera tricolore e scaldano la voce per cantare al ritmo del nostro rappresentante all’Eurovision Song Contest. La rassegna continentale è, ormai, diventata un’abitudine per il nostro paese, eppure c’è stato in periodo in cui l’Eurovision, o dell’Eurosong o Eurofestival come veniva impropriamente chiamato, era una parola misteriosa.
La settantesima edizione del contest marca il quindicesimo anno di presenza in gara dell’Italia dal ritorno nel 2011. Una ricorrenza che cade esattamente stamani: era il 14 maggio 2011 quando Raphael Gualazzi con “Madness of love” riportava la nostra musica sul più grande palco europeo. Ne seguì un secondo posto clamoroso, figlio dell’affetto che il resto del continente nutriva per noi – certo – ma allo stesso tempo normale conseguenza per una proposta musicale così raffinata.
La prima tifosa di Raphael Gualazzi era Raffaella Carrà, che commentava l’evento in diretta su Rai 2 dagli studi di “Domenica In” a Roma. Tra poche settimane, il 5 luglio, saranno passati 5 anni dalla sua scomparsa e il pensiero va sempre a lei ogni qual volta si parli della storia eurovisiva italiana, in particolar modo dal 2011 ad oggi.
Perché lei tanto si era spesa, prima ancora che l’Italia tornasse effettivamente in gara, affinché anche solo il nome dell’Eurovision Song Contest potesse arrivare nelle case degli italiani, grazie alle ospitate degli artisti dell’edizione 2008 nel suo “Carramba! Che fortuna”. E lei spinse, infine, al nostro rientro a Düsseldorf.
Dieci anni dopo quella storica serata, “Raffa nazionale” fece a tempo a vedere i Måneskin sollevare il microfono di cristallo a Rotterdam, culmine di un cammino che era stato – e continua ad essere – straordinario in termini di risultati e riscontro di pubblico. Da quel 14 maggio 2011 l’Italia all’Eurovision Song Contest ha raccolto 4 podi (oltre ai già citati Gualazzi e Måneskin, Il Volo 3° nel 2015, Mahmood 2° nel 2019) e 12 Top-10 in 14 partecipazioni. E chissà che emozioni avrebbe potuto regalarci Diodato se solo l’edizione 2020 non fosse stata cancellata a causa del Covid-19.
Quest’anno Sal Da Vinci è arrivato a Vienna col vento in poppa, spinto dai social e dall’affetto genuino raccolto da ogni parte d’Europa per la sua “Per sempre sì” e anche per la sua persona. La rincorsa al microfono di cristallo è difficile, quasi improbabile, ma sognare non costa nulla.
Dopo 15 anni gli eurofan italiani sono abituati a farlo e allora, mentre si avvicina un’altra estate senza notti magiche e Italia del pallone, ci teniamo stretta questa primavera di musica e diciamo ancora una volta all’Europa “c’è una canzone italiana per voi”.
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