Sanremo 2027: selezione Eurovision invece della serata cover. Un disastro annunciato

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La notizia è stata lanciata poco fa, e sta facendo discutere nel mondo che gravita attorno al Festival di Sanremo e all’Eurovision Song Contest. Secondo quanto riportato da Dagospia, infatti, il mondo musicale italiano avrebbe chiesto e – apparentemente – ottenuto la possibilità di scegliere il rappresentante italiano tramite una gara parallela a Sanremo.

Avete letto bene: l’incubo più grande per i veri appassionati e intenditori della rassegna si starebbe plasmando proprio in queste ore. Secondo le indiscrezioni, la quarta serata del Festival di Sanremo verrebbe trasformata nella vera e propria selezione per la kermesse europea.

Secondo la proposta avanzata, quindi, non sarebbe più il vincitore del Festival della Canzone Italiana ad avere il diritto di rappresentare l’Italia in Europa, ma lo sarebbe il vincitore della quarta serata del Festival, trasformata in una “Eurovision night”. Esisterebbero quindi così due vincitori, uno per Sanremo, e uno nella “gara Eurovision” della quarta serata di Sanremo.

Sanremo ed Eurovision: l’attuale sistema

Il meccanismo che attualmente lega Sanremo e l’Eurovision in Italia è semplice: il vincitore di Sanremo ha la priorità nel rappresentare il nostro paese in Europa.

In caso di rinuncia alla fatidica domanda, di solito posta dall’autore, giornalista e grande conoscitore della rassegna Eddy Anselmi durante la conferenza stampa all’indomani della finale, subentrerebbero i successivi artisti in ordine di classifica, in base a disponibilità effettive e firma delle liberatorie.

Questo sistema, per quanto semplice, ha sempre garantito grande chiarezza e facilità nella individuazione del rappresentante italiano per l’Eurovision, consentendo il raggiungimento di risultati d’eccellenza per l’Italia.

Con il modello vigente, l’Italia ha centrato quest’anno – grazie al quinto posto di Sal Da Vinci, la nona top 10 consecutiva dal 2017, un record storico per il Paese da quando esistono le semifinali e un andamento ineguagliato da tutti gli altri paesi in gara, comprese “potenze eurovisive” come la Svezia.

Eurovision 2026: nona top 10 per l’Italia, è record da quando ci sono le semifinali

In questi nove anni l’Italia si è piazzata in top 5 per sei volte (con Ermal Meta & Fabrizio Moro, Mahmood, Marco Mengoni, Lucio Corsi e Sal Da Vinci), più la vittoria dei Maneskin nel 2021.

Sanremo e “serata Eurovision”: i motivi di una scelta sbagliata

Il meccanismo attuale ha funzionato e ha portato risultati alti. Cambiarlo per accontentare una parte del mondo discografico sarebbe miope, perché i risultati italiani sono già tra i migliori in Europa.

La quarta serata, quella delle cover, è da anni una delle più seguite del Festival, con ascolti record (qui lo storico dal 1988 ad oggi). È proprio quella serata che gli organizzatori vorrebbero trasformare in una “seconda gara”, con performance più “eurovisive”, spaesando il pubblico della rassegna italiana ed esponendo una serata ormai attesa e parte della parata sanremese in un grosso rischio editoriale.

Un primo punto che già fa discutere, in quanto – a rigor di logica – dovrebbero essere tutte le performance parte della gara “regolare” del Festival di Sanremo a dover beneficiare di questo approccio narrativo nuovo, più contemporaneo e meno ingessato, e non solo alcune esibizioni preparate ad hoc, pur nei limiti spaziali e tecnici del Teatro Ariston.

Secondo, come già chiarito, si creerebbe la confusione di una gara dentro la gara, con vincitori potenzialmente diversi, esautorando anche una quota dell’importanza e prestigio che, negli ultimi anni, aveva acquisito la vittoria del Festival, grazie allo stretto collegamento col palco dell’Eurovision.

Questo meccanismo, infatti, farebbe perdere l’alchimia del “festival storico” che funziona bene proprio quando – come premio finale – c’è anche il biglietto d’oro per l’Europa.

Altri paesi europei, nel passato, hanno inserito all’interno di talent televisivi o festival simili a Sanremo una serata dedicata alla selezione del brano per l’Eurovision.

Il risultato? Il pubblico (o la giuria) hanno finito per votare una canzone solo apparentemente adatta all’Eurovision, con criteri puramente artificiosi e autoreferenziali, costruiti ad hoc per l’occasione, perdendo la credibilità e solidità del gusto nazionalpopolare per la scelta di un pezzo vincente per il mercato nazionale, da proporre poi all’Europa. I piazzamenti eurovisivi dai brani ottenuti da serate ad hoc? Sempre disastrosi.

Serata Eurovisiva a Sanremo: i dubbi sul meccanismo

Ad alimentare i dubbi ci sarebbe poi anche il non ben definito meccanismo di gara della serata eurovisiva durante il Festival della Canzone Italiana. Mentre da un lato potrebbe rimanere il classico mix di stampa e televoto, dall’altro si fa sempre più insistente la pericolosa idea della creazione di quella che sarebbe definita una “Academy“.

L’Academy non sarebbe altro che un panel composto da un ristretto gruppo selezionato (con chissà quali reconditi criteri!) di giornalisti musicali ed esperti del settore, con un potere decisionale pressoché esclusivo. Una giuria stampa simile a quella del serale di Amici di Maria de Filippi.

Una idea che, come già detto, circola da tempo, ma è sempre stata respinta in passato dai direttori artistici di Sanremo. Il motivo è presto detto: tanti di queste persone hanno rapporti professionali diretti con emittenti radiofoniche, televisive, e perfino etichette discografiche.

La decisione del rappresentante italiano, quindi, invece che essere legata al vincitore di Sanremo e a un mix (seppur imperfetto) di varie giurie (di composizione ampia, numerosa e variegata) e del televoto, potrebbe finire vittima di complessi conflitti di interesse.

Un groviglio da cui il “circolino” degli eletti (gli stessi che, in sala stampa a Vienna, criticavano poi le performance eurovisive come chiassose e confusionarie) dovrebbe scegliere il nome più meritevole, col rischio che questo ricada sempre su quello più in grado di coccolare la stampa, piuttosto che rappresentare la concreta espressione del panorama musicale italiano e la scelta realistica di una ampia fetta di pubblico e sensibilità artistico-culturale.

Il sospetto, poi, è che tutta questa architettura serva soprattutto come merce di scambio: le case discografiche, che non hanno reso semplice la gestione dell’ultima edizione di Conti, si dichiarerebbero disposte a riportare nomi di peso sull’Ariston in cambio di più voce in capitolo sulla scelta del rappresentante europeo.

Ma proprio qui emerge la contraddizione più grande, già evidenziata nel nostro articolo dei “Promossi e Bocciati” di quest’anno: l’Eurofestival, per molte etichette, non è la priorità. A Vienna, infatti, la stampa presente in loco si è vista negare un incontro con Sal Da Vinci perché l’artista era impegnato in una serie di interviste telefoniche per promuovere il suo album con i giornalisti rimasti in Italia. La kermesse europea come palcoscenico, insomma, ma solo se fa comodo alla macchina promozionale.

Sanremo ed Eurovision, la visione dell’ex direttore Fabiano

Solo pochi giorni fa, prima che questa anticipazione rimescolasse le carte, Andrea Fabiano – ex direttore di Rai 1 e Rai 2 – aveva offerto una lettura molto precisa del rapporto tra Sanremo ed Eurovision.

Sul possibile rafforzamento del collegamento tra i due eventi attraverso nuovi meccanismi di selezione, Fabiano non aveva impiegato giri di parole. Tale cambiamento “rischierebbe di essere solo una complicazione, la formula attuale è semplice ed efficace“.

Una complicazione, in sostanza, che non porterebbe alcun valore aggiunto, ma che invece potrebbe erodere quella chiarezza ed autenticità che negli anni ha premiato l’Italia con risultati difficilmente replicabili altrove.

Quello di Fabiano suona proprio come un avvertimento preventivo che, alla luce di quanto emerso nelle ultime ore, è un campanello d’allarme che qualcuno avrebbe dovuto ascoltare prima di innescare questa rivoluzione non necessaria.

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