Eurovision 2027: boicottaggi, ritorni, possibili debutti. Ecco la situazione attuale

Situazione in evoluzione in vista di Eurovision 2027, che si svolgerà in Bulgaria a seguito della clamorosa vittoria di Dara con “Bangaranga” sul palco della Wiener Stadthalle di Vienna.
La sensazione che c’è fra gli addetti ai lavori è che saranno in gara molti più dei 35 Paesi in concorso lo scorso Maggio, ma il quadro non è così semplice. Sappiamo già per certo del ritorno in concorso della Macedonia del Nord e dei lavori in corso per il ritorno della Slovacchia, dell’Ungheria, di Monaco (il budget è pronto da tempo ma la tv non ancora) e per il possibile debutto di Kosovo, Kazakistan e Canada.
Ma cosa succederà ai Paesi che hanno boicottato Eurovision 2026 e per la presenza di Israele? Andiamo con ordine
Spagna: attenzione alle elezioni
Eurovision 2027 potrebbe ancora dover fare a meno della Spagna. María Eizaguirre, direttore della comunicazione di RTVE, ha confermato il Benidorm Fest, senza però fornire indicazioni.
Benidorm Fest ha l’Eurovision nel suo DNA, ma è anche un festival con una vita propria. Per ora non ci sono aggiornamenti. RTVE rimane nella stessa posizione.
Nel regolamento di Benidorm Fest c’è comunque indicato che qualora la Spagna decidesse di tornare ad Eurovision, l’artista selezionato non potrà rifiutarsi e sarà obbligato a partecipare.
La tv ha spiegato che avrebbe iniziato a dialogare con EBU dal giorno dopo la finale di Eurovision 2026 e lo sta facendo. La questione, come è abbastanza evidente, è tutta e solo politica. Mentre KAN – la tv israeliana – è indipendente dal Governo, RTVE segue la linea che detta il premier Pedro Sànchez.
José Pablo López, il presidente dell’emittente, tornerà a proporre di mettere ai voti la partecipazione israeliana. Ma ad Agosto 2027 la Spagna andrà al voto per eleggere il nuovo Parlamento e di conseguenza il Governo. In Spagna spira forte un vento di destra (con forte rischio anche di elezioni anticipate) e probabilmente molto, se non tutto, passerà dall’esito delle urne.
Irlanda: avanti col boicottaggio
Anche RTÉ non sarà in gara ad Eurovision 2027 e in questo caso, rispetto alla Spagna è pressochè una certezza, visto che non sono previsti cambi di governo. Addirittura, in questi giorni è stato deciso di spostare in sede neutra Irlanda-Israele di Nations League: la federcalcio irlandese, spalleggiata dal Governo non vuole giocare la sfida in protesta contro la mancata esclusione di Israele, ma se non la gioca perderà a tavolino. Quasi certamente quindi la sfida si giocherà a Budapest. E l’Eurovision? Il direttore di RTÉ Kevin Bakhurst parlando al programma del mattino della radio irlandese conferma:
Per noi come emittente di servizio pubblico, che crede nell’importanza di proteggere i giornalisti e credere nei diritti umani, al momento non c’è motivo di cambiare la nostra decisione. Non abbiamo iniziato a pensare al prossimo anno e c’è molta strada da fare.
La nostra logica vale ancora, i civili stanno morendo in numero minore, ma stanno ancora morendo in numero significativo a Gaza, e anche in Libano. I giornalisti sono ancora presi di mira e continua ad essere loro negato l’accesso sul territorio.
Martin Green, direttore dell’Eurovision ha replicato:
Tutto quello che posso dire è che stiamo facendo tutto il possibile per dissipare le loro preoccupazioni. Come si può immaginare, tutte le conversazioni finora finiscono con: ‘Vediamo come va quest’anno, e vedremo dove andremo’
Fonti irlandesi confermano inoltre alla nostra redazione che in questo caso non ci sarà alcun subentro: TG4, l’emittente che trasmette in lingua gaelica e sovrintende alla partecipazione allo Junior Eurovision, non ha le forze economiche per sostenere l’Eurovision e in ogni caso anche se le avesse non andrebbe contro la decisione del Taoiseach (il Governo di Dublino)
Islanda: tutto in stand by
Difficile capire cosa accadrà in Islanda. RÚV ha boicottato Eurovision 2026 a livello di presenza, ma ha trasmesso l’evento. Tuttavia il direttore generale Stefán Eríksson, ha dichiarato che l’emittente monitorerà lo svolgimento del concorso del 2026 e prenderà in esame il feedback del pubblico e delle parti interessate prima di prendere una decisione definitiva sul ritorno. Il sentiment del pubblico islandese è da sempre contro la partecipazione israeliana e quindi è tutto da vedere.
Paesi Bassi: si lavora al piano B
Abbiamo già raccontato del piano B dei Paesi Bassi. NOS e Avrotros discuteranno nelle prossime settimane con EBU della situazione (verosimilmente se ne parlerà il 24 e 25 Giugno a Praga all’assemblea generale). Se non dovesse arrivare una risposta ritenuta soddisfacente, le emittenti manterranno il boicottaggio, ma a quel punto potrebbe entrare in azione Omroep Max, pronta a subentrare.
La Slovenia pronta a tornare
Lato Slovenia, possiamo dare per quasi certo il ritorno: restano da definire le tempistiche. Janez Janša, nazionalista, si è insediato come primo ministro, dopo che il suo predecessore Golob vincitore delle elezioni ha fallito nella missione di formare un Governo.
E come prima mossa, ha tolto la bandiera palestinese dalla sede del Governo. Inoltre, Israele si prepara ad aprire la sua ambasciata in Slovenia mentre l’ambasciata slovena in Israele si trasferirà a Gerusalemme. Infine, il Governo annullerà il riconoscimento dello stato di Palestina approvato appena lo scorso anno da Golob. Accanto a questo Janša ha promesso di mettere mano ad una riforma della televisione.
Secondo le riforme introdotte nel 2023 dal precedente governo, gran parte dell’influenza politica diretta sulla nomina degli organi di gestione e di vigilanza dell’emittente pubblica è stata rimossa. La governance di RTVSLO è stata trasferita in gran parte a rappresentanti di organizzazioni sociali e professionali piuttosto che a funzionari nominati dal governo.
Tuttavia, date le opinioni molto diverse sul tema Israele del governo Janša e dell’attuale leadership RTVSLO riguardo a Israele, e la possibilità di futuri scontri sulla questione, rimane un notevole spazio per l’intervento politico. Janša sta pensando ad un intervento per modificare parzialmente questa legge, ma il cammino è complesso, perché l’indipendenza di RTVSLO rimane una questione molto delicata e sentita in Slovenia.
Più facile che il Governo intervenga sul modello di finanziamento di RTVSLO. Attualmente, l’emittente pubblica slovena è finanziata attraverso una tassa di licenza dedicata. Durante la campagna elettorale, Janša si è impegnato ad abolire questo sistema e a finanziare RTVSLO esclusivamente attraverso il bilancio statale. Un tale cambiamento renderebbe l’emittente finanziariamente dipendente dal governo e dalla maggioranza parlamentare. Alla luce di questa situazione, possiamo dare per certo il ritorno della Slovenia ad Eurovision: resta da capire se Janša farà in tempo per Eurovision 2027 o se il percorso richiederà un altro anno.
La novità: Belgio fiammingo pronto a dire no
La grande novità è che al gruppo delle boicottanti potrebbe aggiungersi il Belgio. Nel 2027 toccherà infatti a VRT, la tv fiamminga. Se la sorella francofona RTBF ha una posizione più liberale, VRT è invece ferma nelle sue posizioni, tanto è vero che è stata una delle emittenti a votare contro Israele.
Yasmine Van der Borght, portavoce della tv conferma:
Oggi, le probabilità che VRT invii un artista sono scarse Ci aspettiamo che l’EBU faccia una chiara dichiarazione contro la guerra e la violenza e per il rispetto dei diritti umani.
Pertanto, chiediamo un quadro chiaro per la partecipazione, un dibattito aperto e un voto diretto tra i membri dell’EBU. Finora abbiamo ricevuto una risposta insufficiente a questo. Anche durante le semifinali di questa settimana, non abbiamo ricevuto alcun segnale che l’EBU stia sentendo le nostre preoccupazioni. Naturalmente, vogliamo discuterne con altre emittenti. Ma se la posizione dell’EBU non cambia, le probabilità sono scarse che VRT invierà un artista il prossimo anno
VRT fa riferimento al fatto che il voto che ha deliberato la partecipazione di Israele è stato sulle nuove regole – introdotte da EBU proprio per limitare interferenze – e non in senso stretto sulla partecipazione israeliana. Il risultato sarebbe con ogni probabilità lo stesso, ma VRT chiede una votazione diretta sulla questione.
VRT afferma che le sue preoccupazioni non sono focalizzate solo su Israele, ma più ampiamente quali sono le regole che definiscono se un paese è in grado di competere nel concorso. Van der Brought ha aggiunto che VRT chiede “un quadro oggettivo come altre organizzazioni internazionali hanno: quali sono le condizioni per un paese di partecipare, e quali non sono le condizioni? Al momento è carente”
Su questo punto però le condizioni in realtà non sono affatto carenti: serve l’adesione alla EBU e dunque essere membri della European Broadcasting Area o in alternativa del Consiglio d’Europa, oltre all’indipendenza dell’informazione e al rispetto valoriale del concorso. Condizioni che la tv israeliana rispetta e come essa tutte quelle aderenti attualmente al consorzio EBU.
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