Eurovision 2027, Martin Green: “Decisione su Israele definitiva, nessun altro voto”

Martin Green, capo dell’Eurovision sceglie un’intervista esclusiva a  Variety per lanciare alcune notizie relative ad Eurovision 2027 sui temi caldi: Israele e boicottaggio. Ma anche su molto altro

Variety è il più grande settimanale di spettacolo americano, fondato nel 1905, a testimonianza della portata ormai globale dell’Eurovision, dopo l’ingresso di Canada e Australia e dopo la partenza della versione asiatica.

Su Israele e le polemiche legate alla sua partecipazione, Martin Green è chiaro:

Non ci sarà un secondo voto, la questione è chiusa. I membri si sono espressi in modo definitivo. Quasi il 70% ha deciso che le emittenti di servizio pubblico non sono responsabili delle azioni dei propri governi e che l’emittente israeliana Kan dovrebbe poter partecipare.

Green spegne anche le polemiche relativamente al voting, che erano emerse dall’indagine del New York Times su possibili manipolazioni del voto da parte di Israele

Abbiamo esaminato tutto poco fa. Purtroppo, mi è sembrata solo una sorta di rivisitazione di tanti frammenti sparsi. Anche quest’anno abbiamo avuto una votazione pienamente convalidata. Non abbiamo riscontrato alcuna prova di promozione a pagamento su larga scala, né alcuna prova di irregolarità nelle nostre votazioni. Sappiamo che la possibilità per ogni spettatore di votare 10 volte non influisce in alcun modo sul risultato. La nostra votazione è equa, autentica e convalidata, ed è come qualsiasi altra votazione, in realtà. Se il risultato non vi convince, l’anno prossimo votate di più e votate per qualcos’altro.

Parole molto forti, alle quali Green aggiunge quelle sul boicottaggio:

Alcuni paesi che lo scorso anno hanno boicottato torneranno? Ad essere onesti, anche se lo sapessimo, ce lo terremmo per noi perché spetta a loro raccontarlo e io non parlerei mai a loro nome. Che io sappia invece, non ho informazioni riguardo a nuovi possibili boicottaggi da parte di altri Paesi

Su questo punto poi precisa, spiegando anche perché alcuni Paesi a volte scelgono di fermarsi:

Abbiamo una scadenza a settembre di ogni anno entro la quale i paesi possono comunicarci la loro partecipazione, e i paesi possono avere motivi diversi per decidere di non partecipare. Potrebbero semplicemente voler prendersi una pausa per un paio d’anni — è un lavoro dannatamente duro, no? Oppure potrebbe esserci qualche problema all’interno della loro organizzazione o qualche altra ragione.

Le dichiarazioni di Green sicuramente non passeranno inosservate. Con la chiusura ad una nuova votazione su Israele, i cinque Paesi che hanno boicottato Eurovision 2026 ovvero Irlanda, Islanda, Paesi Bassi, Spagna e Slovenia di fatto sono stati messi di fronte ad una scelta. Non resta ora che attendere le reazioni.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa