Eurovision 2026: in Spagna proteste contro RTVE per mancata partecipazione e trasmissione

RTVE

Dopo RTV Slovenija, anche la tv della Spagna RTVE ha ricevuto numerose proteste per non aver trasmesso Eurovision 2026 e non avervi preso parte in segno di protesta per la presenza di Israele.

A segnalarlo è ancora una volta il cosiddetto “Omsbudman” o “Garante dei telespettatori”, in spagnolo Oficina de la Defensora de la Audiencia de RTVE nella sua relazione trimestrale relativa al secondo trimestre 2026.

RTVE ha ricevuto centinaia di proteste relativamente alla mancata partecipazione ma anche e soprattutto alla mancata trasmissione: è questo secondo aspetto ad aver ricevuto infatti il maggio numero di segnalazioni.

In particolare – ed è un dettaglio che sta ricorrendo molto spesso, ne avevamo fatto riferimento anche parlando della tv irlandese- alla emittente spagnola RTVE viene contestato il fatto di avere usato la partecipazione di Israele come motivazione per aver negato la trasmissione di Eurovision 2026, mentre invece ha trasmesso regolarmente competizioni sportive in cui Israele partecipava. Il riferimento è particolarmente a Spagna-Israele, partita valevole per le qualificazioni al campionato del Mondo di pallamano 2027, tramessa in 15 Maggio, cioè il giorno prima della finale di Eurovision.

Il punto qui è sempre lo stesso, come sottolineato dalla tv irlandese con riferimento a Irlanda-Israele della prossima Nations League che RTE trasmetterà regolarmente dopo aver invece rinunciato alla diffusione di Eurovision 2026: non trasmettere un evento sportivo EBU di cui hai acquisito i diritti, comporta pesanti sanzioni economiche, mentre  trasmettere l’Eurovision, pur avendone diritto, non è un obbligo. Si tratta quindi una protesta di facile attuazione perché non va a toccare il portafogli.

Come curiosità, un altro spettatore ha proposto che RTVE venda i diritti di trasmissione dell’Eurovision 2026 (l’emittente avente diritto può farlo, se non partecipa e non trasmette: successe con la Rai nel 2003, quando li vendette a Gay.TV) e allochi il reddito ottenuto al popolo palestinese.

Protesta di vecchia data, ma pubblico diviso

Va qui detto, per onestà di racconto che sebbene questo malessere degli spettatori privati di Eurovision 2026 abbia origine già dalla fine del 2025, da quando cioè RTVE aveva cominciato a far circolare la possibilità di un ritiro, il pubblico spagnolo è molto più diviso rispetto a quello sloveno.

Chi protesta per la mancata trasmissione in gran parte chiede anche che la Spagna partecipi, nonostante la presenza di Israele.

Ma c’è anche una quota importante che invece ha sostenuto la scelta di RTVE, proponendo alternative come un concorso con i Paesi ibero-americani; invitare anche gli altri Paesi boicottanti al Benidorm Fest, oppure l’organizzazione di eventi a scopo benefico per aiutare la Palestina e dare visibilità alla dura situazione a causa della guerra.

Queste persone avevano messo in evidenza anche sponsorizzazione da parte dell’azienda israeliana Moroccanoil, le parole pronunciate ad Eurovision 2025 dai commentatori Julia Varela e Tony Aguilar prima della esibizione di Israele a sostegno della popolazione di Gaza o la minaccia di sanzioni contro la Spagna da parte della EBU.

Non c’è dubbio che questa situazione andrà a sommarsi ai negoziati in corso fra EBU e RTVE per un possibile ritorno della Spagna, di cui vi avevamo dato conto. Difficile credere che non pesi nelle valutazioni della tv spagnola anche l’apertura della catalana 3Cat, che si è detta pronta a subentrare nel caso RTVE decida di proseguire il boicottaggio. Situazione in evoluzione, al momento dagli sviluppi assolutamente imprevedibili.

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Emanuele Lombardini

Giornalista, ternano, cittadino d'Europa