L’Irlanda dice no a Eurovision 2027. Deadline estesa per 6 tv: chi può tornare

Grandi manovre in vista dell’annuncio ufficiale della lineup di Eurovision 2027. Andiamo con ordine. L’Irlanda non sarà al via del concorso. RTÉ ha confermato che proseguirà il suo boicottaggio della manifestazione per la presenza di Israele.
Nel dettaglio, la nota ufficiale di RTÉ spiega:
RTÉ conferma oggi che la sua posizione in merito alla partecipazione all’Eurovision Song Contest rimane invariata. RTÉ non parteciperà all’Eurovision Song Contest 2027, né trasmetterà la competizione.
RTÉ ritiene che la partecipazione dell’Irlanda non sia giustificabile, considerate le terribili e continue perdite di vite umane a Gaza e la crisi umanitaria che continua a mettere a rischio la vita di tantissimi civili. RTÉ rimane inoltre profondamente preoccupata per il persistente diniego di accesso indipendente al territorio ai giornalisti internazionali.
La notizia era nell’aria, anche perché la tv irlandese era la sola a non aver chiesto ed ottenuto una proroga dei tempi per l’iscrizione che per tutti gli altri è scaduta lo scorso 15 Settembre.
Cosa fanno gli altri Paesi assenti nel 2026
Perché appunto, la notizia è che le quattro restanti televisioni che hanno boicottato Eurovision 2026 per la partecipazione di Israele, hanno chiesto ed ottenuto da EBU di andare all’overtime. Segno evidente che le interlocuzioni sono in corso e potrebbero esserci novità all’orizzonte. Come spiega il giornalista Jordi Ramos del quotidiano spagnolo La Razón, la nuova riunione dovrebbe tenersi entro il 15 ottobre, perché è quella la nuova deadline per i Paesi che hanno ottenuto una deroga.
Della situazione in Spagna, Slovenia e Paesi Bassi avevamo già parlato ma su questo fronte ci sono aggiornamenti.
Spagna spaccata fra Governo e spettatori
RTVE aveva in programma un colloquio con EBU per la giornata di mercoledi 16 settembre, ma appunto ha scelto di accodarsi alle altre tv
La situazione in casa RTVE è molto complessa. Come abbiamo avuto modo di spiegare, al garante degli spettatori sono arrivate tantissime proteste per la mancata partecipazione e soprattutto per la mancata trasmissione dell’evento.
Secondo La Razón, quotidiano di centrodestra, dentro RTVE c’è volontà di tornare in concorso ma il consiglio di amministrazione dell’emittente è spaccato e per la decisione sarebbero decisivi i voti dei 5 consiglieri del Psoe (il partito di Pedro Sànchez) per raggiungere la maggioranza di 9 consiglieri necessaria (su 15) a dare il via al ritorno. La chiave non è però solo politica: difficilmente RTVE potrà ignorare completamente la volontà espressa dagli spettatori e anche le nuove recenti regole che escludono i Paesi in conflitto dall’organizzazione sembrerebbero aver lasciato il segno. Resta quindi da capire cosa peserà di più sulla bilancia.
C’è poi, come detto, la questione catalana, con 3Cat che aspetta una chiamata da EBU in caso di prosecuzione del boicottaggio da parte di RTVE. Scenari attualmente imprevedibili, anche se proprio la radio catalana dà in lieve vantaggio il ritorno di RTVE ad Eurovision.
Paesi Bassi verso il ritorno
Se in Spagna la situazione è incerta, i Paesi Bassi si stanno invece organizzando per il ritorno. Assodato che Avrotros non sarà parte di Eurovision, avendo rimesso nelle mani di NPO, l’organizzazione ombrello che coordina le differenti tv pubbliche olandesi (è una struttura molto complessa, ne avevamo parlato qui)
Lo scenario più probabile al momento è una conferma dell’accoppiata fra NPO e NOS (la branca che gestisce news e cultura) che lo scorso maggio ha garantito la trasmissione di Eurovision 2026 nonostante l’assenza in concorso. A loro dovrebbero aggiungersi la società di Jon De Mol (l’inventore del format The Voice, per intenderci), che dunque tornerebbe a organizzare la selezione dopo averlo fatto per l’ultima volta nel 2012: sembrerebbe allo studio un formato talent. Inoltre ha offerto la sua collaborazione la cantautrice Ilse De Lange, nome forte del country pop olandese, seconda ad Eurovision 2014 nel progetto The Common Linnets.
Islanda e Slovenia: il punto
Islanda e Slovenia sono state le prime a chiedere ed ottenere una proroga. RTVSLO sembra la più vicina concretamente al rientro, come abbiamo spiegato, anche in considerazione del recente cambio di Governo. Resterebbe da superare, a quanto sembra, solamente l’aspetto economico, che però non parrebbe un ostacolo insormontabile.
Anche RTVSLO ha ricevuto molte proteste per la mancata trasmissione e partecipazione, ma anche per la programmazione unilaterale in favore della Palestina, senza contraddittorio. Il board dell’emittente non è però controllato dal Governo in maniera diretta e per questo al momento non cambierà. Tuttavia come avevamo detto, secondo molti osservatori sloveni era proprio il precedente Governo ad aver fatto pressioni per il ritiro.
La tv islandese RUV invece dovrà fare i conti col fatto che senza la partecipazione, anche la sola trasmissione di Eurovision 2026 che la tv ha garantito, è stata un flop in termini di ascolti, in un Paese dove lo show fa mediamente l’80% di share.
La novità Belgio e Ungheria
La notizia vera è che oltre ai quattro Paesi citati, ad aver ricevuto una proroga sono anche Belgio e Ungheria. Il Belgio – per la precisione la tv fiamminga VRT che quest’anno sovrintende alla partecipazione – è allineato nelle proteste alle quattro tv che hanno boicottato: lo scorso anno votò contro la presenza di Israele ma a partecipare era la tv vallone RTBF. La quale per ora ha smentito la possibilità di rimpiazzare la tv sorella in caso di rinuncia. Anche in Belgio la questione proteste sembra essersi ammorbidita: la tv aveva chiesto chiarezza sul voting e su Israele e le nuove regole l’hanno fatta. Non c’è però anche qui unanimità.
Per quanto concerne l’Ungheria, il nuovo premier Magyar ha resettato la tv ed attualmente è in corso la creazione di una nuova emittente, liberata dal controllo di Fidesz, il partito di Orbàn, che aveva condizionato l’informazione e la libertà di stampa. Secondo quanto riportato dai media pubblici ungheresi, l’amministratore delegato ad interim dell’emittente pubblica, András Horváth ha recentemente avuto colloqui con l’EBU in merito al possibile ritorno dell’Ungheria per favorire il quale EBU avrebbe anche concesso uno sconto sulla quota di iscrizione.
Secondo il quotidiano Telex
Tuttavia, non è stata ancora presa alcuna decisione in merito all’effettivo ritorno dell’Ungheria all’Eurovision. Horváth ha indicato durante l’incontro che la decisione finale spetterà alla dirigenza del servizio pubblico in fase di trasformazione. La decisione definitiva sulla partecipazione al 2027 potrà essere presa dalla nuova dirigenza del servizio pubblico dopo l’approvazione preliminare del neo-costituito Consiglio indipendente per i media pubblici.
All’Ungheria, secondo quanto emerge, sarebbe stato addirittura dato tempo fino al 7 dicembre per decidere.
Per quella data, potrebbero essere già state gettate le basi del nuovo sistema radiotelevisivo pubblico, come avevamo annunciato. E l’Ungheria potrebbe gareggiare in deroga, anche con una tv ancora non del tutto associata EBU, seguendo il precedente dell’israeliana KAN.
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