Eurovision 2027: i deludenti risultati del Regno Unito al vaglio in Parlamento

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Foto: Sarah Louise Bennett/EBU

Il Regno Unito, come tanti altri, ha confermato la propria presenza a Burgas all’Eurovision 2027. Tuttavia, non è affatto sfuggita agli occhi degli inglesi (sarebbe strano ammettere il contrario) i risultati altamente deludenti raccolti negli ultimi anni, al punto che secondo un articolo della BBC questi risultati verranno analizzati nientemeno che dal Parlamento inglese.

L’ultima edizione si è conclusa mestamente per la terra d’Albione, arrivando all’ultimo posto per la terza volta in dieci anni con Look Mum No Computer e la sua “Eins, zwei, drei” con un unico punto racimolato dalla giuria ucraina. Ciò che fa molta più eco è che al televoto si tratta della terza edizione di fila in cui il Regno Unito ha totalizzato zero punti, dopo Olly Alexander e le Remember Monday.

Il cantante e produttore di Grantham, come gli altri, è stato selezionato dopo vari colloqui con le etichette discografiche come la Tap Music insieme ad Andrew Cartmell (capodelegazione del Regno Unito all’Eurovision) e David May (ex manager di Sam Ryder e direttore creativo nella delegazione inglese).

Caroline Dinenage, presidente della commissione per il Digitale, la Cultura, i Media e lo Sport, ha rilasciato le seguenti dichiarazioni:

Vogliamo andare in fondo a chi sceglie il nostro concorrente, su quali basi e se il nostro desolante record in negativo raggiunto negli ultimi anni (mettendo da parte Sam Ryder) sia il risultato di una pessima scelta della canzone, di una performance debole… o di qualcos’altro

È ragionevole pensare che delle figure della Beeb, insieme a degli esperti dell’industria musicale, rendano delle spiegazioni alla commissione parlamentare trasversale, che apparentemente indirrà un’udienza nei prossimi mesi; come non è scontato che vengano richiesti dei resoconti scritti relativi alle spese affrontate.

Parlando con la BBC, Dame Caroline ha fatto riferimento ai processi di selezione televisivi adottati in passato come il format “You decide”, mettendo però in discussione la modalità con cui gli artisti venivano candidati per parteciparvi. Prosegue nelle sue dichiarazioni:

Chiaramente sono stati tentati degli approcci diversi negli anni, ma chi è a decidere chi entra in quella rosa di candidati? Penso che valga la pena esaminare tutti questi aspetti. Dobbiamo analizzare com’è il processo attuale e quali altri metodi sono stati provati.

L’udienza dei parlamentari farà parte dell’inchiesta “State of play” della commissione, all’interno della quale i cittadini o altri soggetti possono richiedere una sessione di testimonianze su un argomento specifico che li interessa o li preoccupa. Nelle altre dichiarazioni, Dame Caroline parla di come sia paradossale di un’industria prolifica come quella del Regno Unito non riesca a produrre un candidato valido e presentabile su un palco internazionale come quello dell’Eurovision 2027.

Sarebbe anche un modo per risollevare la fiducia del pubblico inglese nelle scelte della BBC, che negli anni ha instillato una profezia auto-avverante secondo cui il Regno Unito abbia dei risultati deludenti per motivi puramente politici come la Brexit; anche per merito, o forse demerito, di dichiarazioni faziose e parziali da parte dei suoi commentatori. Il caso più emblematico e conclamato è certamente il primo, doloroso, nul points degli inglesi a seguito di una performance diversamente intonata dei Jemini e della loro “Cry baby”.

L’allora commentatore Terry Wogan, un’istituzione della BBC e noto per i suoi sferzanti commenti nei confronti dei brani in gara e a volte anche dei presentatori, sostenne che il Regno Unito fosse arrivato ultimo poiché aveva “invaso troppi Paesi”, citando anche l’invasione in Iraq avvenuta pochi mesi prima a fianco degli Stati Uniti. Il suo successore Graham Norton, nonché presentatore dell’edizione di Liverpool nel 2023, non ha migliorato di molto la situazione, contribuendo di fatto a distorcere la percezione dell’evento da parte dei media britannici e dello stesso pubblico che viene quasi indotto a credere in certe notizie.

Il Regno Unito verso l’Eurovision 2027

Con quasi 70 partecipazioni, il Regno Unito è stato indubbiamente il protagonista assoluto delle edizioni dell’Eurovision Song Contest nel ventesimo secolo, vincendo per cinque volte ed arrivando per quindici volte al secondo posto. Detiene, inoltre, un record ad oggi imbattuto ovvero l’aver raggiunto la top 10 per undici edizioni di fila tra il 1988 ed il 1998.

Sarebbe disonesto non ammettere che il vantaggio dell’esibirsi in lingua inglese abbia agevolato di parecchio questi risultati più che positivi, a fronte della regola di dover cantare in una delle lingue nazionali; d’altronde, è anche il periodo in cui l’Irlanda ha primeggiato vincendo un totale di sette volte di cui tre consecutive negli anni ’90.

Dall’inizio del 2000, con la caduta della barriera linguistica, i brani in inglese sono lievitati e la mentalità della BBC e del Regno Unito era che dovevano aspettarsi di essere serviti e riveriti (e dunque votati) solo in quanto Regno Unito e non per la qualità delle proposte, che negli anni è drasticamente scesa in picchiata.

Tra i risultati positivi si possono contare giusto il terzo posto della gallese Jessica Garlick nel 2002, il quinto posto di Jade Ewen nel 2009, l’undicesimo posto dei Blue nel 2011 (tuttavia partiti come favoritissimi), una top 15 per Lucy Jones nel 2017 ed il secondo posto di Sam Ryder a Torino nel 2022, che gli ha aperto parecchie porte, come l’interpretare Gesù (e chi se non lui…) nel musical Jesus Christ Superstar, oltre ad essersi esibito al Giubileo di Platino della Regina Elisabetta, l’ultimo prima della sua scomparsa.

La speranza è che questa udienza aiuti entrambe le parti a trovare una risoluzione a questa spirale di risultati negativi che poco rendono onore ad un Paese dal passato blasonato ma anche dalla terza maggiore industria musicale mondiale dopo gli Stati Uniti ed il Giappone.

L’Eurovision 2027 si terrà a Burgas, dopo la prima storica vittoria della Bulgaria per mano di Dara con “Bangaranga”. I Paesi che al momento hanno confermato la partecipazione sono: Albania, Australia, Austria, Bulgaria, Canada, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Israele, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Macedonia del Nord, Malta, Montenegro, Norvegia, Polonia, Regno Unito, Romania, San Marino, Svezia, Svizzera e Ucraina.

Chi sarà il prossimo rappresentante del Regno Unito? Riuscirà a spezzare la mesta maledizione degli zero punti al televoto che affligge la terra d’Albione ormai da tre anni ed eventualmente a ritornare ai piani alti della classifica?

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